In F1 nessuno vuole correre ad Imola a causa delle tasse italiane

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Mentre la Formula 1 valuta Imola come possibile sede di ripiego per chiudere il Mondiale 2026, un argomento del tutto inatteso ha monopolizzato la conferenza stampa piloti di giovedì a Sepang: non il layout del circuito, non la sicurezza, ma le tasse italiane. A sollevare il caso è stato Valtteri Bottas, che ha riassunto senza troppi giri di parole il malumore diffuso nel paddock nei confronti di un possibile weekend sul tracciato del Santerno.

Le parole di Bottas: freddo e tasse italiane, un doppio problema

Il pilota finlandese della Cadillac, intervenuto nella conferenza stampa che precede il Gran Premio del Bahrain, ribattezzato per l’occasione GP della Malesia dopo lo spostamento forzato della gara a Sepang per le tensioni in Medio Oriente, ha indicato due motivi distinti alla base delle proprie perplessità sull’ipotesi Imola. Il primo riguarda il meteo: Bottas ha parlato apertamente di nebbia mattutina, tramonto anticipato e temperature rigide, condizioni tutt’altro che ideali per correre all’inizio di dicembre, data in cui la gara-ripiego dovrebbe eventualmente svolgersi.

F1 Imola tasse italiane
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Il secondo motivo, decisamente meno prevedibile, riguarda invece la tassazione italiana applicata ai piloti stranieri. Secondo quanto dichiarato dal pilota della Cadillac, nessuno dei suoi colleghi avrebbe interesse a tornare a correre in Italia dopo quanto accaduto nei mesi scorsi, riferendosi a un contenzioso fiscale che ha coinvolto diversi piloti non italiani in occasione di precedenti Gran Premi disputati nel nostro Paese.

F1 ad Imola: cosa c’è dietro il caso delle tasse italiane

Il nodo sollevato da Bottas affonda le radici in un’indagine della Guardia di Finanza riguardante le ritenute d’acconto non versate all’Erario sui compensi percepiti dai piloti stranieri in occasione dei Gran Premi disputati a Monza, Imola e, nel 2020, al Mugello. Secondo la normativa fiscale italiana, infatti, i piloti che non gareggiano per una scuderia con sede in Italia, quindi tutti tranne quelli impegnati con Ferrari e Racing Bulls, oltre ai residenti fiscali italiani come Kimi Antonelli, vengono inquadrati come lavoratori autonomi. Questo comporta per i rispettivi team l’obbligo di trattenere una parte del compenso maturato durante le gare italiane e versarla direttamente al fisco, agendo di fatto come sostituti d’imposta.

F1 Imola tasse italiane
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Dall’accertamento sarebbe emerso un recupero complessivo vicino ai 100 milioni di euro, tra imposte non versate in precedenza e relative sanzioni, cifre che i piloti coinvolti avrebbero già provveduto a saldare. Proprio in un successivo chiarimento, lo stesso Bottas ha voluto precisare di non avere alcun problema personale a pagare quanto dovuto, definendo però la vicenda frustrante per l’entità della somma e per il fatto di essersi trovati a dover regolarizzare situazioni risalenti a diversi anni addietro.

Verstappen smonta la polemica: “Le tasse vanno semplicemente pagate”

Non tutti i piloti condividono però la lettura di Bottas. Max Verstappen, che nei giorni precedenti aveva già indicato Imola come soluzione di ripiego preferibile rispetto a un eventuale Gran Premio in un’area geografica a rischio per motivi di sicurezza internazionale, ha liquidato la questione fiscale con un commento diretto: secondo il campione della Red Bull, il tema delle tasse si risolverebbe semplicemente pagandole, senza bisogno di ulteriori polemiche.

F1 Imola tasse italiane
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Posizioni più sfumate sono arrivate anche dal fronte Ferrari: Charles Leclerc si è mostrato decisamente più possibilista rispetto a Hamilton, definendo quello di Imola un tracciato bellissimo, mentre il compagno di squadra ha mantenuto un atteggiamento più cauto. Tra le note più leggere della conferenza stampa, anche la battuta di Oliver Bearman, che scherzando sull’eventualità di correre con il freddo di dicembre sul tracciato romagnolo ha detto che si porterà dietro le catene da neve.

F1, scontro aperto per Imola: tra sicurezza, clima e tasse italiane

Il caso Imola racconta bene quanto, ormai, le decisioni sul calendario di Formula 1 si giochino su più tavoli contemporaneamente: non solo la componente sportiva e di sicurezza, ma anche fattori climatici e, come dimostra questa vicenda, persino fiscali. Mentre la Federazione e Liberty Media continuano a valutare gli scenari possibili per chiudere nel migliore dei modi un’annata già segnata da più di un imprevisto geopolitico, il paddock resta diviso tra chi, come Bottas, guarderebbe con più entusiasmo a una soluzione in un clima caldo e senza grattacapi fiscali, e chi, come Verstappen e Leclerc, continua a considerare il tracciato del Santerno un’opzione valida, tasse comprese.

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