Un mese dopo aver soccorso Ollie Millroy dalla Ferrari in fiamme durante una gara del China GT, il pilota olandese racconta come quell’esperienza abbia cambiato il rapporto con il collega e la sua visione della sicurezza. Intanto, dopo i successi con Porsche, guarda al futuro nell’endurance con l’obiettivo di correre nell’IMSA e debuttare alla 24 Ore di Daytona.
Un mese dopo l’incidente che lo ha portato all’attenzione del motorsport internazionale, Loek Hartog continua a considerarsi lo stesso pilota di prima. Il 5 settembre 2026, durante una gara del China GT a Shanghai, l’olandese aveva interrotto la propria corsa per soccorrere Ollie Millroy, rimasto intrappolato nella sua Ferrari in fiamme. Un intervento che ha contribuito a salvare la vita del britannico e che, nelle settimane successive, ha dato origine a un rapporto personale tra due colleghi che fino a quel momento si conoscevano appena.
Durante il weekend della 8 Ore di Indianapolis, Hartog è tornato a parlare di quanto accaduto, spiegando che l’esperienza non ha modificato il modo in cui considera se stesso. Il cambiamento più importante riguarda piuttosto la consapevolezza delle difficoltà che possono accompagnare un’emergenza e l’amicizia nata con Millroy, proseguita anche durante il periodo di ricovero.
Accanto a questa vicenda rimane il percorso sportivo di un pilota che aveva già conquistato risultati significativi prima di Shanghai. Campione della Porsche Carrera Cup North America nel 2024 e vincitore della Porsche Cup 2025, Hartog guarda ora alle competizioni endurance americane, con l’ambizione di costruire un programma completo nell’IMSA.
Shanghai, il soccorso che ha cambiato il rapporto tra due piloti
L’episodio risale al 5 settembre, durante la prima gara del China GT sul circuito di Shanghai. La Ferrari di Ollie Millroy era rimasta coinvolta in un incidente e aveva preso fuoco, lasciando il pilota britannico in una situazione particolarmente pericolosa.
Hartog, che stava affrontando la competizione al volante della propria Porsche, si era accorto delle difficoltà del collega e aveva deciso di fermarsi. Dopo aver raggiunto la vettura incidentata, aveva utilizzato un estintore per contrastare le fiamme, riuscendo poi ad aiutare Millroy a uscire dall’abitacolo.
Le immagini dell’intervento avevano rapidamente raggiunto un pubblico internazionale, mostrando un gesto che aveva superato la normale rivalità sportiva. In quel momento, la priorità non era più il risultato della gara, ma la necessità di intervenire per aiutare un altro pilota.
Nei messaggi diffusi dopo l’incidente, Millroy aveva attribuito al collega un ruolo decisivo nella propria sopravvivenza. Hartog aveva invece raccontato di essersi fermato perché la situazione gli era apparsa immediatamente grave e il britannico sembrava non riuscire a uscire autonomamente dalla Ferrari.
L’episodio ha riportato l’attenzione su un aspetto fondamentale del motorsport: anche in un ambiente caratterizzato da competizione e ricerca della prestazione, la sicurezza rimane una responsabilità condivisa. Le procedure di intervento e la preparazione del personale specializzato sono essenziali, ma quanto accaduto a Shanghai ha mostrato anche l’importanza delle decisioni prese nei primi istanti di un’emergenza.
Dall’incidente nasce un’amicizia lontano dai circuiti
Il rapporto tra i due protagonisti non si è concluso con il salvataggio. Nei giorni successivi, mentre Millroy affrontava il recupero in ospedale, Hartog ha scelto di raggiungerlo a Shanghai per incontrarlo personalmente.
La visita ha rappresentato un momento importante per entrambi. Il britannico ha raccontato di aver trascorso molto tempo a parlare con il collega, presentandogli anche alcune delle persone che lo stavano accompagnando durante il ricovero. Un incontro che ha permesso di trasformare un episodio conosciuto soprattutto attraverso le immagini della gara in una relazione personale.
Millroy ha lasciato l’ospedale circa due settimane dopo l’incidente, proseguendo la riabilitazione a casa. Nel frattempo, il legame con Hartog ha continuato a svilupparsi, diventando uno degli aspetti più significativi di una vicenda nata in circostanze estremamente difficili.
Nell’intervista rilasciata durante il weekend di Indianapolis, il pilota olandese ha spiegato di non sentirsi diverso rispetto al mese precedente. La notorietà ricevuta per il suo intervento non ha cambiato le sue priorità, mentre l’esperienza gli ha offerto una prospettiva più concreta sulle conseguenze che un incidente può avere anche lontano dalla pista.
Hartog ha richiamato in particolare l’attenzione sulla necessità di procedure comprensibili e su una preparazione che non riguardi soltanto gli aspetti tecnici della sicurezza. Sapere chi contattare, come gestire le comunicazioni e quali passaggi affrontare dopo un’emergenza rappresenta una parte importante della tutela dei piloti e delle persone coinvolte.
Sono riflessioni nate da un’esperienza diretta, che il giovane olandese vorrebbe utilizzare per contribuire a migliorare la consapevolezza all’interno dell’ambiente delle corse.
Dalla Carrera Cup North America alla Porsche Cup, il percorso sportivo di Hartog
Prima che l’episodio di Shanghai portasse il suo nome all’attenzione di un pubblico più ampio, Loek Hartog aveva già costruito un percorso competitivo nel mondo Porsche, distinguendosi soprattutto nelle competizioni monomarca.
Il risultato più importante è arrivato nel 2024, quando ha conquistato il titolo della classe Pro nella Porsche Carrera Cup North America con Kellymoss. Una stagione nella quale ha dimostrato velocità e continuità, assicurandosi matematicamente il campionato a Road Atlanta, quando mancava ancora un appuntamento alla conclusione.
La Carrera Cup rappresenta uno dei contesti più impegnativi per i piloti impegnati nella crescita verso le competizioni GT. L’utilizzo di vetture con caratteristiche tecniche simili mette infatti in evidenza la preparazione individuale, la capacità di adattamento e il lavoro svolto con la squadra.
Il successo nordamericano ha contribuito a consolidare il profilo dell’olandese, aprendo nuove opportunità all’interno dell’ambiente Porsche. Nel 2025 è entrato nel Selected Driver Program di Porsche Motorsport North America, insieme a Riley Dickinson e Tom Sargent, iniziativa dedicata al supporto di piloti che hanno mostrato risultati significativi nelle categorie del marchio.
Alla fine dello stesso anno è arrivato anche il riconoscimento della Porsche Cup 2025, un premio che ha aggiunto ulteriore valore al suo percorso internazionale.
Questi risultati raccontano una carriera sviluppata attraverso un lavoro progressivo, nel quale le prestazioni in pista hanno permesso di costruire rapporti con squadre e programmi sportivi sempre più strutturati. L’attenzione ricevuta dopo Shanghai si è quindi aggiunta a una reputazione agonistica già consolidata, senza rappresentarne il punto di partenza.
L’obiettivo IMSA e il sogno della 24 Ore di Daytona
Guardando al 2027, Hartog ha individuato nelle competizioni endurance americane una delle direzioni più interessanti per il proprio futuro. L’obiettivo principale è ottenere un programma completo nell’IMSA WeatherTech SportsCar Championship, campionato che riunisce alcune delle principali squadre e case automobilistiche impegnate nelle gare di durata.
Tra gli appuntamenti ai quali vorrebbe partecipare figura la 24 Ore di Daytona, una delle competizioni più importanti del calendario internazionale e un passaggio significativo per chi desidera costruire una carriera nelle categorie GT.
Al momento non esiste ancora un programma confermato. Il pilota sta valutando le opportunità disponibili, cercando una soluzione che gli permetta di proseguire il percorso avviato con Porsche e affrontare un campionato nel quale esperienza, affidabilità e lavoro collettivo assumono un ruolo centrale.
Nella scelta delle prossime collaborazioni, Hartog attribuisce particolare importanza anche al rapporto umano con le squadre. La fiducia reciproca e la possibilità di lavorare in un ambiente nel quale condividere obiettivi e responsabilità rappresentano per lui elementi importanti quanto la competitività della vettura.
Una prospettiva coerente con le caratteristiche dell’endurance, dove il risultato nasce dalla collaborazione tra piloti, ingegneri, meccanici e responsabili della strategia. La capacità di costruire relazioni solide può quindi contribuire alla continuità di un programma sportivo, soprattutto quando l’obiettivo è affrontare gare di lunga durata.
Oltre Shanghai, una carriera ancora da costruire
Il salvataggio di Ollie Millroy rimarrà inevitabilmente uno degli episodi più conosciuti della storia personale di Loek Hartog. Il gesto compiuto durante il China GT ha mostrato un aspetto del motorsport che raramente trova spazio nei risultati ufficiali, ricordando quanto la solidarietà tra piloti possa assumere un valore concreto nelle situazioni più difficili.
A distanza di un mese, però, l’olandese continua a guardare anche al proprio futuro agonistico. Il titolo nella Carrera Cup North America, il riconoscimento della Porsche Cup e l’esperienza maturata nelle competizioni GT costituiscono la base sulla quale costruire i prossimi passi.
Shanghai ha aggiunto una dimensione personale a questo percorso, attraverso l’amicizia con Millroy e una maggiore attenzione ai temi della sicurezza. Non ha invece modificato l’ambizione di continuare a crescere nelle gare di durata, cercando nuove opportunità nel panorama internazionale.
Per Hartog, il 2027 potrebbe rappresentare un passaggio importante verso l’IMSA e la 24 Ore di Daytona, anche se le decisioni sul programma sportivo rimangono ancora aperte. L’obiettivo sarà trovare una squadra con la quale sviluppare un rapporto di fiducia e affrontare una nuova fase della carriera.
Il suo nome resterà legato al coraggio mostrato a Shanghai, ma la storia sportiva dell’olandese comprende già risultati importanti e prospettive ancora da definire. Due dimensioni che oggi convivono nel percorso di un pilota capace di distinguersi tanto nelle competizioni quanto in un momento nel quale il risultato della gara aveva perso ogni importanza.







