Ferrari, la Formula 1 corre anche in laboratorio: la chimica nascosta dietro le prestazioni

©Scuderia Ferrari

Due milioni di simulazioni, quattro anni di sviluppo e un laboratorio che segue la Scuderia Ferrari direttamente sui circuiti. Dietro carburanti e lubrificanti utilizzati dalle monoposto si nasconde un lavoro scientifico complesso, nel quale chimica, analisi dei dati e sperimentazione contribuiscono alla ricerca delle prestazioni. Valeria Loreti, responsabile scientifica e Delivery Manager for Motorsport di Shell, racconta una delle attività meno visibili della Formula 1, dove anche una piccola variazione nella composizione di un fluido può diventare oggetto di studio.

Quando una Ferrari lascia il box, l’attenzione si concentra sul pilota, sugli ingegneri e sui meccanici che hanno preparato la monoposto. Ma una parte della prestazione nasce molto prima, lontano dal circuito, attraverso un lavoro che non produce componenti visibili e raramente trova spazio nelle immagini dei Gran Premi.

È il mondo della chimica applicata alla Formula 1, dove carburanti e lubrificanti vengono studiati, sviluppati e analizzati con la stessa attenzione riservata agli altri elementi della vettura.

Per la Scuderia Ferrari, questo lavoro passa anche attraverso la collaborazione con Shell, partner tecnico impegnato nello sviluppo dei fluidi utilizzati dalla power unit.

A raccontare cosa accade dietro le quinte è Valeria Loreti, responsabile scientifica e Delivery Manager for Motorsport, protagonista di un’intervista pubblicata da Paddock Magazine. Il suo racconto offre uno sguardo su un ambiente nel quale le prestazioni non si cercano soltanto attraverso modifiche meccaniche, ma anche attraverso formule chimiche, simulazioni e analisi continue.

Il laboratorio che segue la Ferrari in circuito

Nel paddock di Formula 1, tra hospitality, garage e strutture operative, trova spazio anche un laboratorio dedicato all’analisi dei carburanti e dei lubrificanti.

È qui che gli specialisti Shell lavorano durante i weekend di gara, controllando campioni provenienti dalle monoposto Ferrari e confrontando i risultati con i riferimenti sviluppati durante la preparazione.

Un’attività che prosegue tra una sessione e l’altra, mentre ingegneri e meccanici analizzano telemetria, comportamento della vettura e condizioni della pista.

Il lavoro dei chimici segue una logica differente, ma contribuisce allo stesso obiettivo: comprendere come ogni elemento della monoposto reagisca durante l’utilizzo.

Carburante e olio non sono semplici materiali di consumo. Le loro caratteristiche influenzano il funzionamento del motore e devono rispondere a requisiti tecnici precisi.

Attraverso l’analisi dei campioni, gli specialisti possono raccogliere informazioni utili sul comportamento dei fluidi nelle condizioni operative della power unit.

Il laboratorio diventa così un collegamento tra ciò che accade in pista e il lavoro di ricerca sviluppato lontano dai circuiti.

Due milioni di simulazioni per sviluppare un carburante

Uno dei dati più significativi raccontati da Loreti riguarda il percorso di sviluppo del carburante utilizzato nella stagione 2026.

Secondo la responsabile scientifica, Shell ha effettuato oltre due milioni di simulazioni nell’arco di quattro anni per studiare le possibili formulazioni.

Un numero che permette di comprendere quanto la ricerca sia diventata complessa anche in un settore apparentemente distante dall’aerodinamica o dalla progettazione meccanica.

Lo sviluppo di un carburante richiede infatti di valutare numerose combinazioni di componenti, cercando di individuare formulazioni capaci di rispondere alle esigenze del motore e ai requisiti regolamentari.

Le simulazioni digitali permettono di analizzare un numero elevato di possibilità prima di passare alla sperimentazione fisica.

Ma il computer non rappresenta il punto d’arrivo.

Le formulazioni considerate più promettenti vengono successivamente verificate in laboratorio, dove i risultati teorici devono confrontarsi con il comportamento reale dei materiali.

Il passaggio successivo avviene attraverso le prove sul motore, svolte a Maranello, per valutare come il carburante reagisca nelle condizioni di funzionamento della power unit.

È proprio il confronto tra previsione e sperimentazione a rendere possibile il perfezionamento del prodotto.

Due milioni di simulazioni non significano quindi due milioni di carburanti fisicamente realizzati, ma un processo di selezione nel quale gli strumenti digitali aiutano a individuare le soluzioni da approfondire.

La chimica diventa parte dello sviluppo della power unit

In Formula 1, ogni componente deve lavorare all’interno di un sistema estremamente complesso.

Il carburante, per esempio, non può essere sviluppato indipendentemente dal motore che dovrà utilizzarlo. Le caratteristiche della combustione, le temperature e le condizioni operative influenzano il comportamento complessivo della power unit.

Lo stesso vale per i lubrificanti, chiamati a proteggere i componenti meccanici mentre il motore lavora sotto sollecitazioni elevate.

Una formulazione deve quindi trovare un equilibrio tra esigenze differenti, contribuendo al funzionamento del sistema senza compromettere affidabilità e protezione.

La collaborazione tra gli specialisti Shell e gli ingegneri Ferrari permette di affrontare queste valutazioni attraverso uno scambio continuo di informazioni.

I dati raccolti durante le prove e le gare possono fornire indicazioni utili alla ricerca, mentre le analisi di laboratorio aiutano a comprendere il comportamento dei fluidi.

La prestazione nasce anche da questo dialogo tra discipline differenti, nel quale chimici, ingegneri e specialisti della simulazione lavorano su aspetti diversi dello stesso progetto.

Dalla Formula 1 alle automobili di tutti i giorni

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca nel motorsport riguarda il possibile trasferimento delle conoscenze verso i prodotti destinati all’utilizzo quotidiano.

Loreti descrive un rapporto nel quale le competizioni rappresentano un ambiente di sperimentazione particolarmente impegnativo, capace di accelerare la comprensione del comportamento di carburanti e lubrificanti.

Le condizioni di funzionamento di una monoposto sono molto differenti da quelle di un’automobile stradale.

Un motore da Formula 1 lavora secondo esigenze specifiche, mentre una vettura destinata alla circolazione quotidiana deve affrontare utilizzi estremamente variabili, dai brevi spostamenti urbani ai lunghi viaggi.

Per questo motivo, il trasferimento tecnologico non consiste nel portare direttamente un prodotto da corsa su un’auto stradale.

Il contributo del motorsport riguarda soprattutto le conoscenze sviluppate durante la ricerca.

Nel settore dei carburanti, queste possono comprendere una migliore comprensione delle materie prime, delle formulazioni e dei processi produttivi.

Per i lubrificanti, invece, lo studio delle proprietà chimiche e del comportamento sotto sollecitazioni elevate può fornire informazioni utili allo sviluppo di prodotti destinati ad applicazioni differenti.

La Formula 1 diventa quindi un ambiente nel quale accelerare l’apprendimento, più che una semplice vetrina per tecnologie già pronte per il mercato.

Quando la ricerca scientifica incontra il motorsport

Il racconto di Valeria Loreti mette in evidenza anche un aspetto meno conosciuto delle competizioni automobilistiche: la varietà delle professioni necessarie per far funzionare una squadra.

Quando si pensa alla Formula 1, le figure più immediate sono piloti, ingegneri di pista, aerodinamici e meccanici.

Ma lo sviluppo di una monoposto coinvolge competenze che appartengono anche ad altri ambiti scientifici.

Chimica, scienza dei materiali, modellazione digitale e analisi dei dati contribuiscono alla ricerca delle prestazioni, creando opportunità professionali che non sempre vengono associate al mondo delle corse.

Il laboratorio Shell presente nel paddock rappresenta un esempio concreto di questa dimensione.

Gli specialisti lavorano su materiali che il pubblico non vede, ma che accompagnano ogni giro percorso dalla vettura.

È un’attività nella quale il risultato non viene misurato attraverso un sorpasso o una pole position, ma attraverso la capacità di comprendere fenomeni complessi e trasformare le informazioni in soluzioni tecniche.

La velocità ha anche una formula chimica

La Formula 1 è spesso raccontata attraverso ciò che accade in pista. Le battaglie tra piloti, le strategie e i risultati rappresentano la parte più visibile di uno sport costruito attorno alla ricerca della prestazione.

Ma dietro ogni monoposto esiste un lavoro che attraversa laboratori, centri di sviluppo e strumenti di simulazione.

Il percorso raccontato da Shell mostra quanto anche carburanti e lubrificanti siano diventati parte integrante di questa ricerca, attraverso processi che richiedono anni di studio e verifiche continue.

Due milioni di simulazioni, quattro anni di sviluppo e un laboratorio che accompagna Ferrari durante i Gran Premi raccontano una dimensione della Formula 1 nella quale la velocità si costruisce anche attraverso la conoscenza scientifica.

Una parte del lavoro rimane invisibile agli spettatori, ma contribuisce alla comprensione e al funzionamento di sistemi sempre più complessi.

Perché prima che un motore possa esprimere il proprio potenziale in pista, qualcuno deve aver studiato, analizzato e verificato anche ciò che scorre al suo interno.

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