Bridgestone pensa al ritorno in Formula 1: il 2029 potrebbe aprire una nuova sfida con Pirelli

©The Cahier Archive

A sedici anni dall’ultima stagione in Formula 1, Bridgestone potrebbe preparare un ritorno nel Mondiale. Secondo alcune indiscrezioni, il costruttore giapponese starebbe valutando una candidatura per la fornitura degli pneumatici a partire dal 2029, dopo la scadenza dell’attuale contratto Pirelli. Nessuna conferma ufficiale, ma l’ipotesi riapre il confronto sul ruolo dei produttori di pneumatici nella massima categoria automobilistica.

Il nome Bridgestone appartiene a una parte importante della storia recente della Formula 1. È legato alle Ferrari di Michael Schumacher, alle grandi battaglie tecniche degli anni Duemila e a un periodo nel quale gli pneumatici rappresentavano uno dei terreni più importanti della competizione tra costruttori.

Sedici anni dopo l’ultima stagione nel Mondiale, il marchio giapponese potrebbe tornare a guardare alla Formula 1. Non esiste ancora un annuncio ufficiale, ma le indiscrezioni emerse negli ultimi giorni suggeriscono un possibile interesse per il prossimo ciclo di fornitura, quello che inizierà nel 2029.

Secondo quanto riportato da RacingNews365 e ripreso da Grandprix.com, alcuni rappresentanti Bridgestone avrebbero partecipato ai weekend di Singapore e Austin, avviando contatti per valutare un eventuale rientro.

L’ipotesi riguarda la preparazione di una proposta tecnica e commerciale. Non significa che sia già stata presentata una candidatura formale, né che esista un accordo con la Formula 1.

Per il momento, Pirelli rimane il fornitore esclusivo del campionato fino alla fine del 2028. Ma proprio quella scadenza potrebbe rappresentare la prima occasione per un cambiamento.

Un nome che riporta alla memoria la Formula 1 degli anni Duemila

Bridgestone ha lasciato la Formula 1 al termine del 2010, chiudendo un’esperienza iniziata nel 1997 e diventata particolarmente significativa durante gli anni dei successi Ferrari.

Il costruttore giapponese è stato protagonista di un periodo nel quale la scelta degli pneumatici poteva incidere profondamente sulle prestazioni delle monoposto.

Tra il 2001 e il 2006, il confronto con Michelin aveva trasformato la fornitura delle gomme in una vera competizione tecnologica. Le squadre lavoravano a stretto contatto con i rispettivi partner, cercando soluzioni capaci di offrire vantaggi su circuiti e condizioni differenti.

Per Ferrari, la collaborazione con Bridgestone rappresentò uno degli elementi del ciclo vincente costruito attorno a Michael Schumacher.

Il rapporto tra vettura e pneumatico era parte integrante dello sviluppo, con programmi di prova e soluzioni studiate per valorizzare le caratteristiche delle monoposto.

Dal 2007, dopo l’uscita di Michelin, Bridgestone rimase l’unico fornitore del campionato fino al proprio ritiro nel 2010.

L’anno successivo iniziò l’era Pirelli, che prosegue ancora oggi.

Un eventuale ritorno del marchio giapponese non riporterebbe necessariamente la Formula 1 a una competizione tra produttori di pneumatici. Il modello attuale prevede infatti una fornitura esclusiva, e qualsiasi cambiamento dipenderebbe dalle decisioni regolamentari e commerciali della categoria.

Il 2029, la prima opportunità concreta

La data attorno alla quale ruotano le indiscrezioni è il 2029.

L’attuale accordo di Pirelli copre infatti le stagioni fino al 2028, garantendo al costruttore italiano la continuità della fornitura nel periodo previsto dal contratto.

Per Bridgestone, un eventuale ingresso richiederebbe quindi la partecipazione a un futuro processo di selezione, accompagnato dalla presentazione di un programma tecnico e commerciale.

Diventare fornitore della Formula 1 comporta responsabilità che vanno ben oltre la produzione degli pneumatici.

Il costruttore deve sviluppare mescole adatte alle caratteristiche delle monoposto, garantire sicurezza e affidabilità, organizzare la distribuzione del materiale sui circuiti e assicurare assistenza tecnica durante l’intera stagione.

A questo si aggiunge la necessità di lavorare secondo gli obiettivi sportivi stabiliti dalla categoria, che possono comprendere differenti caratteristiche di degrado e prestazione.

La preparazione richiede quindi investimenti e tempi di sviluppo significativi.

Per questo motivo, l’eventuale presenza di rappresentanti Bridgestone nel paddock può essere letta come un segnale di interesse, ma non come la conferma di un ritorno già deciso.

La Formula E offre un altro terreno di sviluppo

Mentre il possibile rientro in Formula 1 rimane un’ipotesi, Bridgestone ha già definito un nuovo impegno nel motorsport internazionale.

Il costruttore giapponese sarà infatti coinvolto nella Formula E a partire dalla stagione 2026-2027, attraverso il programma di fornitura degli pneumatici.

Una scelta che riporta il marchio in un campionato mondiale di monoposto, questa volta caratterizzato da propulsione completamente elettrica e da esigenze tecniche differenti rispetto alla Formula 1.

La Formula E rappresenta un ambiente nel quale lo sviluppo degli pneumatici deve tenere conto di aspetti specifici, tra cui efficienza energetica, gestione della temperatura e utilizzo su circuiti cittadini.

Il programma offre quindi un’opportunità per sviluppare competenze e rafforzare la presenza del marchio nelle competizioni internazionali.

Non esiste però, al momento, un collegamento ufficialmente confermato tra questo impegno e una possibile candidatura per la Formula 1.

I due progetti devono essere considerati distinti, anche se entrambi rientrano nel rapporto tra ricerca tecnologica e motorsport.

Pirelli e Bridgestone, una sfida ancora soltanto possibile

L’interesse attorno a un eventuale ritorno Bridgestone nasce anche dal significato storico dei due marchi nella Formula 1.

Pirelli ha accompagnato l’evoluzione del campionato dal 2011, attraversando cambiamenti regolamentari, nuove generazioni di monoposto e differenti caratteristiche degli pneumatici.

Il costruttore italiano ha sviluppato il proprio programma all’interno di un modello nel quale la fornitura esclusiva richiede di rispondere alle esigenze dell’intero schieramento.

Bridgestone porterebbe invece l’esperienza di un precedente ciclo sportivo, pur dovendo affrontare una Formula 1 profondamente cambiata rispetto al 2010.

Le vetture attuali presentano caratteristiche tecniche differenti, mentre il calendario internazionale e le esigenze operative della categoria si sono evoluti.

Un eventuale confronto per la fornitura dal 2029 avrebbe quindi una dimensione industriale e tecnologica importante, ma è ancora prematuro parlare di una vera sfida commerciale tra i due costruttori.

Un ritorno da confermare

La presenza di Bridgestone nel paddock e i colloqui riportati dalla stampa specializzata rappresentano, per ora, gli unici elementi alla base dell’indiscrezione.

Né il costruttore giapponese né la FIA hanno ufficializzato una nuova candidatura, e non sono stati comunicati dettagli su un eventuale programma di sviluppo destinato alla Formula 1.

Il prossimo passaggio significativo sarà dunque capire se l’interesse si tradurrà in una proposta formale per il ciclo successivo al 2028.

Per Bridgestone, tornare nel Mondiale significherebbe riaprire un capitolo chiuso sedici anni fa, questa volta in un contesto tecnico e commerciale completamente differente.

La Formula 1, intanto, continua con Pirelli. Il 2029 rimane una possibilità ancora tutta da costruire, ma sufficiente per riportare nel dibattito uno dei nomi che hanno segnato la storia degli pneumatici nel motorsport.

Condividi l'articolo :

Facebook
LinkedIn

Leggi anche