Abusi online in F1, Colapinto chiama in causa anche i piloti

FRANCO COLAPINTO CONTRO GLI ABUSI ONLINE IN F1

Franco Colapinto chiede di alzare la voce contro gli insulti che arrivano dai social. E dice che una parte di responsabilità ce l’hanno anche i piloti, quando parlano ai microfoni. L’ha spiegato in un’intervista esclusiva a Motorsport.com.

Il punto di partenza del ragionamento è noto a chiunque segua il campionato: la Formula 1 è cresciuta molto negli ultimi anni, e la crescita si è vista soprattutto online. Insieme al pubblico, però, è aumentato il volume degli abusi diretti a chi lavora nel paddock.

Cosa stanno facendo FIA e Formula 1

Il tema è sul tavolo dei vertici da tempo. La FIA porta avanti il programma United Against Online Abuse, indicando il 7 luglio come giornata mondiale di mobilitazione e impiega strumenti di intelligenza artificiale sulle piattaforme ufficiali per individuare e filtrare i commenti di incitamento all’odio.

Le contromisure non hanno però chiuso la partita. Chi lavora in Formula 1 continua a ricevere abusi con regolarità, e il pilota dell’Alpine ha una sua lettura del perché.

Il pubblico non vede la complessità di una gara

Una parte del problema, per Colapinto, nasce dalla distanza fra chi commenta e chi corre. Molte situazioni in pista sono più complicate di come appaiono da fuori, e vengono giudicate in pochi secondi da chi ha visto soltanto un replay.

La spiegazione però non si ferma alla Formula 1. Colapinto legge gli abusi online come il riflesso di come funziona oggi la società, e su questo terreno chiede agli atleti di esporsi di più. “Dobbiamo porre un limite“, ha detto a Motorsport.com.

Il compito che assegna alla categoria è di tipo educativo: far capire quanto le parole pesino su chi le riceve. Chi scrive sostiene spesso di non aver mai vissuto quell’esperienza dall’altra parte, oppure dà per scontato che i destinatari non leggano nulla. Il risultato si vede nei profili: un numero crescente di atleti sta chiudendo i propri account social.

Anche il paddock alimenta il fuoco

Colapinto non scarica tutto sul pubblico. Ammette che i piloti, davanti ai microfoni dopo una gara, parlano senza valutare il peso delle proprie dichiarazioni, e che questo contribuisce ad accendere la discussione.

L’esempio che porta è il contatto con Oliver Bearman in Giappone. Il pilota della Haas ha poi ricostruito in un podcast il ruolo dell’argentino nell’incidente. Colapinto racconta di avergli scritto subito dopo la gara senza ricevere risposta, e di non aver mai più affrontato la questione con lui.

La sua posizione è che vicende del genere si chiudano meglio a porte chiuse, senza passare dai media, perché una volta pubbliche diventano carburante per chi commenta.

© Reuters/Kim Kyung-Hoon

Quando gli insulti arrivano alla famiglia

Sul piano personale dice di non sentirsi colpito. Ascolta le persone della sua cerchia, quelle di cui si fida davvero; quello che arriva da una tastiera, scritto senza alcuna conoscenza di quello che è successo, non lo tocca.

Il discorso cambia quando i messaggi raggiungono i familiari. È lo stesso passaggio che in passato ha segnalato anche Max Verstappen. Colapinto conosce bene la passione dei tifosi di Formula 1, a partire da quella argentina che lo segue in massa da due stagioni, e l’invito che rivolge è a restare entro limiti ragionevoli qualunque cosa succeda in pista.

Un weekend di Formula 1 è soprattutto tutto il resto

La pressione esterna, il giudizio continuo e gli obblighi che ne derivano fanno parte del mestiere, e segnano la differenza più netta rispetto alle categorie di avvicinamento.

Colapinto stima di passare al volante circa il 10% del tempo di un weekend. Il resto è politica, doveri di immagine, gestione. Racconta che nessuno lo aveva avvertito e che nulla, nemmeno la Formula 2, prepara davvero a quel carico. È la parte che il pubblico non vede, e per lui è la più impegnativa sul piano mentale.

Ci si aggiunge il problema della continuità: ripetere lo stesso rendimento weekend dopo weekend è difficile perché intorno cambia tutto, comprese le emozioni con cui si arriva in circuito.

Il passo avanti del 2026

Proprio su questo aspetto il 23enne colloca il suo progresso più evidente della stagione. Ha imparato a dosare le energie e a non presentarsi svuotato nel momento in cui sale in macchina, e considera questo il passo più importante compiuto quest’anno.

Un’ammissione che dice parecchio su cosa significhi oggi correre in Formula 1: la prestazione si costruisce anche fuori dall’abitacolo, e una parte del lavoro consiste nel proteggersi da quello che arriva da fuori.

Photo credit copertina: © Racing News 365

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