Ford Hypercar, lo sviluppo entra nel vivo: due prototipi in pista verso il WEC 2027

Il programma endurance di Ford Racing accelera con l’arrivo di una seconda vettura nei test di Monza. Dopo i primi chilometri percorsi tra Francia, Portogallo e Regno Unito, il progetto sviluppato insieme a ORECA si prepara alla prima prova di durata ad Aragón. Al centro del lavoro, affidabilità, integrazione dei sistemi e preparazione al debutto nel Mondiale Endurance 2027.

Il ritorno di Ford nella massima categoria del Mondiale Endurance prende forma attraverso un programma di sviluppo che sta entrando in una fase sempre più impegnativa. Dopo i primi test dedicati alla verifica dei sistemi e al comportamento della vettura, Ford Racing si prepara a intensificare il lavoro in pista con l’introduzione di un secondo prototipo, atteso a Monza entro la fine di ottobre.

Il progetto guarda al FIA World Endurance Championship 2027, quando il costruttore americano tornerà a confrontarsi nella classe Hypercar. Una sfida che richiede non soltanto la realizzazione di un’automobile competitiva, ma anche la costruzione di una struttura tecnica capace di affrontare gare di lunga durata, nelle quali prestazioni e affidabilità devono convivere.

L’arrivo della seconda vettura rappresenta un passaggio importante in questa preparazione. Come spiegato dal responsabile del programma Dan Sayers a DailySportscar, disporre di due prototipi consentirà di sviluppare contemporaneamente aree differenti, aumentando la quantità di informazioni raccolte e rendendo più efficace il lavoro degli ingegneri.

Dopo le sessioni svolte al Paul Ricard, a Portimão e a Silverstone, l’attenzione si sposta quindi su Monza, prima di una verifica ancora più significativa: il primo test di durata previsto a novembre sul circuito spagnolo di MotorLand Aragón.

Un V8 aspirato e un telaio ORECA per il ritorno nell’endurance

Alla base della nuova Hypercar c’è una collaborazione tecnica tra Ford Racing e ORECA, costruttore francese specializzato nello sviluppo di prototipi da competizione.

La struttura della vettura utilizza un telaio ORECA, mentre il sistema di propulsione ruota intorno a un motore V8 aspirato da 5,4 litri, derivato dalla famiglia Coyote e sviluppato internamente da Ford.

La scelta permette al marchio americano di mantenere un collegamento con una delle proprie architetture motoristiche più riconoscibili, adattandola alle esigenze di una categoria nella quale efficienza, prestazione e resistenza meccanica assumono un ruolo fondamentale.

Il propulsore viene integrato con il sistema ibrido previsto dal progetto, formando un insieme nel quale il funzionamento dei diversi componenti deve essere coordinato attraverso un’elettronica particolarmente complessa.

Il primo passaggio significativo è arrivato a luglio 2026, quando il motore è stato avviato per la prima volta all’interno del telaio insieme alla componente ibrida.

Un momento che ha segnato il passaggio dal lavoro di progettazione e assemblaggio alle verifiche funzionali del sistema completo.

Prima di portare una vettura di questo tipo in pista è infatti necessario controllare il dialogo tra propulsore, trasmissione, elettronica e sistemi di gestione, individuando eventuali criticità che potrebbero compromettere le successive fasi di collaudo.

Dal Paul Ricard a Silverstone, i primi chilometri del progetto

L’attività dinamica è iniziata ad agosto sul circuito francese del Paul Ricard, dove Ford ha completato lo shakedown e una prima serie di prove.

In questa fase, la priorità non era cercare immediatamente la massima prestazione sul giro, ma verificare il funzionamento della vettura e costruire una base di dati utile agli sviluppi successivi.

Gli ingegneri hanno seguito un programma progressivo, concentrandosi sull’attivazione dei sistemi, sul controllo delle temperature e sulle risposte meccaniche durante la marcia.

Al termine dello shakedown e delle tre giornate di test, il prototipo aveva già percorso oltre mille chilometri, un primo riferimento importante per un progetto ancora nelle fasi iniziali.

Al volante si sono alternati Logan Sargeant, Matt Campbell, Tom Blomqvist e Mike Rockenfeller, mentre Sebastian Priaulx e Nick Yelloly hanno partecipato alle attività della squadra e alla raccolta dei riscontri tecnici.

La presenza di piloti con esperienze differenti permette di ottenere indicazioni complementari. Le sensazioni relative alla stabilità, alla risposta del motore e al comportamento della vettura nelle diverse condizioni di guida contribuiscono infatti a orientare il lavoro dei tecnici.

Le successive uscite a Portimão e Silverstone hanno ampliato il programma, permettendo di confrontare il prototipo con circuiti dalle caratteristiche differenti.

A Portimão, in particolare, Ford ha già svolto attività di guida notturna, iniziando ad affrontare una delle condizioni tipiche delle competizioni endurance.

Monza e la seconda Hypercar, due vetture per accelerare lo sviluppo

Il prossimo passaggio sarà particolarmente importante dal punto di vista organizzativo.

Con l’arrivo della seconda Hypercar nei test di Monza, Ford Racing potrà suddividere le attività di sviluppo, evitando di concentrare tutte le verifiche su un unico esemplare.

Una vettura potrà essere utilizzata per approfondire il funzionamento dei sistemi di controllo e dell’elettronica, mentre l’altra potrà concentrarsi su assetto, comportamento meccanico e differenti configurazioni tecniche.

Questa impostazione consente di confrontare più soluzioni durante lo stesso periodo di prove, aumentando le opportunità di individuare problemi e verificare gli interventi introdotti.

La disponibilità di due prototipi non rappresenta quindi soltanto un aumento delle risorse materiali. Permette soprattutto di organizzare il lavoro in modo più articolato, riducendo i tempi necessari per raccogliere informazioni su aspetti differenti della vettura.

Per un programma destinato al Mondiale Endurance, questo passaggio assume un valore particolare. Le prestazioni devono infatti essere costruite attraverso un equilibrio tra aerodinamica, gestione degli pneumatici, efficienza energetica e affidabilità.

Il circuito di Monza offrirà inoltre un contesto tecnico interessante, con lunghi rettilinei e frenate impegnative che mettono alla prova stabilità, raffreddamento e comportamento della vettura alle alte velocità.

Il lavoro svolto in Italia servirà quindi a preparare la fase successiva, nella quale l’attenzione si sposterà progressivamente dalla verifica dei singoli sistemi alla capacità del prototipo di sostenere percorrenze prolungate.

Ad Aragón il primo vero esame di durata

Dopo Monza, il programma si sposterà in Spagna, dove a novembre è previsto il primo test endurance a MotorLand Aragón.

Sarà una verifica differente rispetto alle sessioni precedenti. L’obiettivo non sarà soltanto accumulare chilometri, ma osservare il comportamento della Hypercar durante un’attività continuativa, comprendente anche la guida notturna.

Nelle competizioni di durata, l’affidabilità assume un peso paragonabile alla velocità. Una vettura può dimostrarsi competitiva sul singolo giro, ma deve essere in grado di mantenere prestazioni costanti per diverse ore, affrontando variazioni di temperatura, usura dei componenti e differenti condizioni di utilizzo.

La prova di Aragón permetterà di approfondire questi aspetti, raccogliendo informazioni che difficilmente emergono durante sessioni più brevi.

Particolare attenzione sarà rivolta alla resistenza dei componenti meccanici e alla continuità di funzionamento dei sistemi elettronici e ibridi. Anche la gestione degli pneumatici e il comportamento della vettura con differenti quantità di carburante rappresenteranno elementi importanti nella valutazione complessiva.

Secondo quanto indicato da Sayers, i risultati ottenuti in Spagna serviranno inoltre a preparare un successivo test di durata a Sebring, previsto nel nuovo anno.

Il circuito americano rappresenterà un ulteriore riferimento per lo sviluppo, grazie alle caratteristiche del tracciato e alle sollecitazioni che impone alle vetture.

Omologazione entro il 2026, poi la sfida del Mondiale

Parallelamente alle attività in pista, Ford Racing punta a completare il processo di omologazione della Hypercar entro la fine del 2026.

Si tratta di una fase fondamentale, nella quale il progetto deve raggiungere una configurazione conforme alle disposizioni tecniche della categoria.

Il lavoro degli ingegneri dovrà quindi conciliare due esigenze: continuare a migliorare il comportamento della vettura e definire le soluzioni destinate alla versione omologata.

L’avvicinamento al debutto richiederà inoltre di consolidare l’organizzazione sportiva. Un programma endurance non dipende esclusivamente dalle prestazioni del prototipo, ma anche dalla preparazione dei piloti, dalle procedure di squadra e dalla capacità di affrontare rapidamente eventuali imprevisti durante le gare.

La disponibilità di una seconda macchina e l’intensificazione dei test rappresentano passi concreti in questa direzione.

Il progetto Ford si prepara così a passare dalla fase iniziale di verifica a un programma nel quale ogni chilometro dovrà contribuire a definire affidabilità, prestazioni e gestione operativa.

Monza e Aragón saranno due passaggi importanti verso il WEC 2027. Il primo permetterà di ampliare il lavoro attraverso due prototipi, mentre il secondo offrirà una valutazione più approfondita della resistenza sulla distanza.

Per Ford, il ritorno nella massima categoria dell’endurance si costruisce attraverso questa progressione: trasformare una vettura ancora in sviluppo in un progetto capace di affrontare le esigenze del Mondiale.

La sfida non sarà soltanto trovare la velocità necessaria per competere con gli altri costruttori, ma mantenerla nel tempo. Perché nell’endurance, prima ancora di poter puntare alla vittoria, bisogna dimostrare di essere in grado di arrivare fino al traguardo.

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