Ogni anno, per qualche giorno, una delle nazioni più piccole del mondo smette di essere una città e diventa il circuito di Formula 1 più famoso della storia.
Il martedì prima della gara, a Monaco si può ancora fare la spesa. I panettieri di La Condamine aprono come sempre, i monegaschi portano i cani lungo il Quai Antoine 1er, qualcuno porta il motorino attraverso la galleria Sainte-Dévote. Il giovedì mattina alle sei, tutto questo finisce.
I cancelli si chiudono, le ultime barriere TecPro vengono bullonate sul cemento, e la città diventa circuito. Non una metafora: il tracciato che i piloti percorrono in gara è lo stesso asfalto dove nei giorni normali passa il tram. L’83ª edizione del Gran Premio di Monaco, ufficialmente Formula 1 Louis Vuitton Grand Prix de Monaco 2026, si è svolta dal 4 al 7 giugno e, come ogni anno, ha trasformato 2,1 km² del principato nel posto più guardato del calendario sportivo mondiale.
Sei settimane per costruire una pista
La preparazione comincia molto prima di quanto la maggior parte degli spettatori immagini. Il Quai Albert 1er è chiuso al traffico dal 23 febbraio. Non per la F1: il 2026 ha visto Monaco ospitare tre gare in rapida successione: il Gran Premio Storico ad aprile, l’E-Prix a maggio e poi la F1 a giugno. Per quasi cinque mesi, il porto ha vissuto in uno stato di cantiere permanente.
In quelle settimane, più di mille operai installano oltre 21 chilometri di barriere lungo strade che normalmente portano auto, pedoni e turisti. Le transenne rosse e bianche compaiono all’esterno del Casinò, nel tunnel, alle curve della Piscine. I guard-rail si alzano davanti ai ristoranti, che possono continuare a lavorare ma con l’ingresso parzialmente ostruito. I residenti degli edifici direttamente sul tracciato ricevono le istruzioni: per accedere a casa propria durante il fine settimana di gara, dovranno esibire i documenti d’identità ai checkpoint.
«Le persone che non accettano i cambiamenti lasciano Monaco per qualche settimana. Gareggiamo dal 1929. Tutti ci hanno fatto l’abitudine.»
Chi non vuole o non può accettare queste condizioni, semplicemente parte. Sono parole del responsabile logistico della gara, riportate dal sito ufficiale della Formula 1.
Il porto che vale milioni
Il cuore visibile della settimana del GP non è la pit lane, né il paddock. È Port Hercule.
Nei giorni normali, il porto ospita qualche yacht di lusso, barche da pesca, traghetti. Durante il Gran Premio diventa un catalogo vivente della ricchezza globale. Quest’anno, secondo i dati raccolti da MarineTraffic, il traffico nautico nelle acque monegasche è aumentato di quasi sei volte rispetto alla settimana precedente. Tra le imbarcazioni arrivate, una flotta di super-yacht charter che somma più di 580 metri di lunghezza complessiva, con tariffe settimanali che partono da centinaia di migliaia di euro.
Il motivo è semplice: il circuito corre direttamente lungo la banchina del porto, e le barche ormeggiate diventano tribune private con vista su Tabac, sul complesso della Piscine e sul rettilineo del porto. Da alcune posizioni si vedono i piloti passare a distanza di pochi metri, a 280 km/h. Non esiste altra gara al mondo in cui spettatori su uno yacht e spettatori su una tribuna guardino la stessa curva da prospettive diverse.
Il peso economico dell’evento è documentato. Studi dell’ufficio di Statistiche monegasco stimano che il Gran Premio genera circa 90 milioni di euro di attività economica nel corso di quattro giorni, attraverso ospitalità, turismo, commercio al dettaglio e intrattenimento. I dati CoStar sul 2025 mostrano che gli hotel di Monaco hanno raggiunto un tasso di occupazione del 96,7% durante il fine settimana di gara, con tariffe medie che nelle notti di punta hanno superato i 3.500 euro.

La gara: Antonelli e il caos monegasco
Il 7 giugno, quando si sono spenti i semafori, il bolognese Kimi Antonelli era in pole con la Mercedes e nessuno sembrava in grado di fermarlo. La prova della sua stagione 2026 fin qui era già fuori dall’ordinario: quattro vittorie consecutive prima di Monaco, 131 punti in classifica, 43 davanti al compagno di squadra George Russell.
Monaco ha provato a complicare le cose, come fa sempre. Al giro 60, Lance Stroll ha perso la macchina alla curva Antony Noghes e ha centrato le barriere, facendo entrare la safety car e azzerando il vantaggio di oltre 30 secondi che Antonelli aveva costruito nei giri precedenti. Al momento della ripartenza, la gara era di nuovo aperta.
Ha durato pochi istanti. Charles Leclerc, in lotta per il podio sulle strade di casa, ha frenato troppo tardi nello stesso punto dove era finito Stroll, un problema ai freni che lo ha tormentato per tutto il fine settimana, ed è andato a muro. Bandiera rossa. Ispezione della pista per verificare la rottura del manto stradale alla curva 19.
Alla ripartenza con partenza da fermo, Antonelli non ha sbagliato nulla. Ha vinto la gara con 6,271 secondi su Lewis Hamilton (Ferrari) e Isack Hadjar (Red Bull), alla sua prima presenza sul podio con la squadra di Milton Keynes. Sette ritiri complessivi, tra cui Verstappen al primo giro per problemi meccanici, Norris e Bearman per incidenti.
«Non ho parole. Il freno posteriore non esisteva. Non mi nascondo dietro scuse […] Più volte mi sono preso le responsabilità dei miei errori, ma oggi non potevo fare niente.» — Charles Leclerc, Sky Sport
Hamilton ha chiuso secondo e si è portato a 66 punti da Antonelli in classifica. «Devo complimentarmi con Kimi e con la mia vecchia squadra», ha detto. «Sta facendo prestazioni perfette ogni fine settimana.»
Con cinque vittorie nelle prime sei gare, Antonelli è diventato il vincitore più giovane nella storia del Gran Premio di Monaco.
L’altra faccia del Gran Premio
Non tutti i 40.000 residenti di Monaco accolgono la settimana del GP con lo stesso entusiasmo dei turisti. Per molti, è semplicemente l’appuntamento più complicato dell’anno.
Le chiusure stradali coprono le arterie principali del centro, incluse Boulevard Albert 1er, Place du Casino, Avenue des Spélugues e diversi tunnel. I pedoni non accreditati non possono attraversare gran parte del circuito durante le sessioni. Il Quai des États-Unis e la Route de la Piscine diventano a senso unico per settimane. Chi lavora negli edifici lungo il tracciato deve pianificare con cura l’orario di arrivo, spesso in anticipo rispetto alle chiusure delle 5:30 del mattino.
Associazioni ambientaliste hanno criticato la concentrazione di jet privati, elicotteri e super-yacht che l’evento porta in una zona geograficamente piccola. Monaco e le autorità regionali hanno risposto con iniziative di compensazione: l’aeroporto di Nizza Côte d’Azur ha ottenuto la certificazione Level 5 Airport Carbon Accreditation, il livello più alto riconosciuto nel settore. La stessa organizzazione ha adottato protocolli di gestione dei rifiuti e promuove l’uso dei trasporti pubblici tra gli spettatori, con bus gratuiti durante il fine settimana.
Smontare tutto in altre sei settimane
Il lunedì dopo la bandiera a scacchi, gli operai tornano al lavoro. Le barriere si smontano, i guardrail vengono rimossi, le tribune temporanee spariscono. Il Quai Albert 1er riaprirà alla circolazione regolare il 17 luglio. Poco più di un mese dopo la gara, Monaco sarà di nuovo una città normale, con i panettieri aperti al mattino e i monegaschi che portano i cani a passeggio lungo il porto.
Fino alla prossima volta.
Photo Credit copertina: Jiri Krenek / Active Pictures



