Il pilota numero 12 Mercedes trasforma una penalità in un capolavoro, supera Russell a quattro giri dalla fine e allunga nel Mondiale. E il pubblico di Monza scopre che si può fare festa anche senza il rosso.
Il copione della vigilia di Monza era di quelli noiosi. Kimi Antonelli avrebbe scontato la penalità per la sostituzione della power unit, sarebbe partito diciannovesimo al Gran Premio d’Italia 2026 e avrebbe fatto quello che si fa in questi casi: limitare i danni e portare a casa qualche punto.
Le simulazioni della squadra, raccontate a fine giornata, gli davano un sesto posto. Ieri, quel copione, è durato meno di un giro.
Da diciannovesimo a primo: la cronaca di una rimonta
Al via Kimi passa avversari come se fossero coni in un autodromo vuoto. Alla fine del primo giro è già dodicesimo. Poi l’incidente di Charles Leclerc alla Parabolica, nei primi giri, ferma tutto: bandiera rossa, più di mezz’ora per sistemare le barriere, gruppo ricompattato. Un aiuto dal destino, certo. Ma un aiuto va sfruttato, e alla ripartenza il bolognese infila Norris, poi Hamilton e Piastri.
Al decimo giro è quinto. Al tredicesimo terzo. Al diciottesimo è davanti a tutti. George Russell, partito dalla prima fila dietro alla sorprendente Alpine di Pierre Gasly, se lo ritrova negli specchietti e per un po’ resiste: le sue gomme dure hanno più vita, e nel secondo corpo a corpo l’inglese si riprende la testa.
Il momento che decide la gara arriva al giro 29. Lance Stroll ferma la sua Aston Martin per un problema idraulico, entra la Virtual Safety Car e il muretto Mercedes gioca due carte diverse: Antonelli rientra per un treno di medie fresche, Russell resta fuori con le dure usate. Kimi riparte sesto, con circa quindici secondi da recuperare. I computer stimano tredici giri per riprendere il compagno. Ne bastano nove.
Il primo attacco, alla prima variante, finisce nella ghiaia. L’auto non si impianta e l’autodromo riprende a respirare. Un giro dopo, uscita dalla seconda di Lesmo con un’altra velocità e sorpasso di potenza sul rettilineo del Serraglio. Da lì alla bandiera a scacchi mancano quattro giri. Russell chiude a 3,8 secondi, Max Verstappen completa il podio a quasi quindici.
Ventisei sorpassi, secondo il conteggio dell’ANSA. Più il giro veloce nel finale, giusto per non lasciare nulla sul tavolo.
I numeri che restano
A vent’anni compiuti da meno di due settimane, Antonelli è il più giovane vincitore di sempre a Monza: il precedente apparteneva a Sebastian Vettel, che qui vinse nel 2008 con la Toro Rosso. È anche il successo dalla posizione più arretrata nella storia del Gran Premio d’Italia (Peter Gethin partì undicesimo nel 1971) e la seconda rimonta vincente più lunga nella storia della Formula 1, dietro solo a John Watson, primo dal 22° posto a Long Beach nel 1983.
Sopra tutto, però, c’è una data: 1966. L’ultimo italiano a vincere a Monza era stato Ludovico Scarfiotti, con la Ferrari. Suo figlio Luigi era ospite in autodromo proprio questo weekend. Sessant’anni sono passati in un pomeriggio.

Russell, il mondiale e quel +66
La classifica piloti ora dice 267 a 201. Sessantasei punti valgono più di due vittorie e mezza con il compagno a zero, e i gran premi che restano non sono infiniti. Russell non si nasconde: “Kimi ha chiaramente la situazione sotto controllo e merita di essere lì davanti”, ha detto a fine gara, aggiungendo che non pensa più a una rincorsa ma a un weekend alla volta.
Il paradosso è che Russell non ha sbagliato nulla. Prima fila al sabato, lunghi tratti in testa e secondo posto la domenica. Ha perso su una scelta strategica presa in pochi secondi sotto VSC e su un compagno che il giorno prima, sapendo di dover partire dal fondo, gli aveva regalato la scia in Q3 per aiutarlo a qualificarsi secondo. E a Baku, subito dopo l’esordio di Madrid, sarà l’inglese a dover sostituire la power unit e partire da fondo griglia.
Perché questa vittoria per Kimi Antonelli pesa di più
Kimi e Monza si conoscono da tempo. Qui ha ottenuto il primo podio in Formula 4, qui ha vinto due volte nelle categorie giovanili, qui la Mercedes ha annunciato il suo arrivo in Formula 1. Alla vigilia aveva indicato l’Ascari come la sua curva preferita e aveva promesso di spingere come un martello per tutta la gara. Nessuno, però, aveva messo in conto che il martello arrivasse fino in fondo.
“Un sogno che si realizza”, ha detto una volta sceso dalla macchina, poco prima che l’inno di Mameli e le lacrime facessero il resto.
La lezione di ieri pomeriggio è leggera, e forse per questo resta. La penalità che doveva essere il suo handicap è diventata il motore della storia. Partire davanti e vincere è un mestiere. Partire diciannovesimo e vincere a casa propria, davanti a Sinner e Bezzecchi e a un autodromo che si era presentato per tifare Ferrari, è un’altra cosa.
Monza ne ha viste abbastanza per riconoscere la differenza.
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