C’è una corsa automobilistica nel mondo che non ha mai smesso di correre. Che ha attraversato due guerre mondiali, decenni di cambiamenti tecnici e sociali, incidenti, polemiche e trasformazioni radicali di formato, eppure è ancora qui, più viva che mai, a incendiare ogni maggio gli asfalti delle Madonie. Si chiama Targa Florio, ed è la gara automobilistica più antica del mondo.
Nata il 6 maggio 1906 per volontà di un giovane imprenditore palermitano di 23 anni, Vincenzo Florio, “a Cursa”, come la chiamano ancora oggi i siciliani, ha scritto pagine indelebili nella storia del motorsport internazionale. Sulle sue strade strette e tortuose hanno corso Tazio Nuvolari, Enzo Ferrari prima di diventare costruttore, Stirling Moss, Nino Vaccarella, Jo Siffert, Vic Elford. Case come Alfa Romeo, Bugatti, Ferrari, Maserati e Porsche hanno misurato il valore delle proprie vetture su quei tornanti che scendono verso il mare.
Oggi, a 120 anni dalla prima edizione, la Targa Florio continua a sfidare il tempo esattamente come il suo fondatore aveva profetizzato: “Continuate la mia opera perché l’ho creata per sfidare il tempo.”
Le origini: Parigi, un foglio di carta e un sogno siciliano
Pochi sanno che la Targa Florio non è nata in Sicilia. Nel 1905, in un caffè della capitale francese, un giovane palermitano di 22 anni e il direttore della più importante rivista sportiva d’Europa tracciarono su un foglio di carta il percorso di quella che sarebbe diventata la gara automobilistica più antica del mondo.
Vincenzo Florio non era il classico nobile annoiato. Era un ragazzo appassionato di motori, con una visione chiara: portare in Sicilia le grandi corse automobilistiche che stavano facendo impazzire l’Europa. A diciassette anni guidava già una Fiat 12-16 HP. Nel 1903 aveva vinto la Padova-Bovolenta su una Panhard & Levassor da 40 HP. Nel 1904 aveva organizzato il circuito Palermo-Monreale. Nel 1905 aveva fondato la Coppa Florio a Brescia. Ma il vero sogno era diverso: una grande corsa sulle Madonie.
Per realizzarlo, Florio si rivolse all’uomo giusto: Henri Desgrange, ex ciclista detentore di dodici record mondiali su pista, direttore del quotidiano sportivo L’Auto (l’antenato dell’attuale L’Équipe) e, soprattutto, inventore del Tour de France del 1903. Desgrange conosceva il mondo delle corse e sapeva come organizzare un grande evento sportivo.
“A l’Auto tutto bene! Pregoti scegliere percorso privo passaggi a livello, invia urgentemente at Henri Desgrange ‘L’Auto’ – Parigi – pianta percorso chilometri e attraversamenti – Grazie Abbracci. Vincenzo.”
— Telegramma di Vincenzo Florio al Conte D’Isnello, 1905
Per il trofeo, Florio non si accontentò di poco: incaricò René Lalique, il più grande orafo francese dell’epoca, che lavorava per Cartier, di forgiare le targhe in stile Art Nouveau. Il montepremi fu fissato in 40.000 lire: tre quinti al vincitore, il resto diviso tra il secondo e il terzo classificato.
Il 6 maggio 1906: l’alba di una leggenda
La prima edizione della Targa Florio scattò all’alba del 6 maggio 1906, alle ore 6:00 in punto. Il cronometrista Gilberto Marley diede il via a dieci automobili, com’era prescritto dal regolamento, vetture a quattro o sei cilindri con peso minimo di 1.000 kg e costo massimo di 20.000 lire.
La vittoria andò ad Alessandro Cagno su Itala 35/40 HP, soprannominato “Sandrin”. Ma la vera notizia di quel giorno fu il pubblico: grazie a una geniale intuizione logistica di Florio, che aveva fatto costruire a proprie spese 400 metri di binari ferroviari paralleli al rettilineo di Buonfornello, collegandoli alla linea Palermo-Messina, sulle Madonie si presentarono circa 16.000 spettatori. Un numero straordinario per il 1906, in una terra dove le strade asfaltate ancora non esistevano.
Il biglietto ferroviario da 13 lire era un vero “experience package” ante litteram: trasporto, accesso alle tribune, ristorazione e intrattenimento. Due capannoni di legno lunghi 180 metri come tribune, un cavalcavia per il pubblico, due tende della Croce Rossa, persino due bande musicali. Il marketing degli eventi sportivi moderni non ha inventato granché: tutto era già lì, sulle Madonie, nel 1906.

I grandi protagonisti: piloti ed eroi delle Madonie
La Targa Florio è stata una calamita per i più grandi nomi dell’automobilismo internazionale. Tazio Nuvolari portò sulle Madonie il suo stile inimitabile. Enzo Ferrari vi corse prima di fondare la propria scuderia. La gara era nota per mettere alla prova non solo la velocità, ma la resistenza, l’intelligenza tattica e l’affiatamento tra pilota e meccanico.
Tra i siciliani, Nino Vaccarella rimane l’eroe più amato. Il preside di una scuola privata palermitana, soprannominato il “Preside Volante”, che diventava un pilota di classe mondiale quando saliva in macchina, incarnava perfettamente il rapporto viscerale tra la Targa e la sua gente. Ancora oggi, sulle case dei paesi delle Madonie sopravvivono le scritte incise sulle pareti nel secolo scorso: W LA TARGA, W NINO, FORZA FERRARI.
Una curiosità che vale la pena raccontare: nella Targa Florio del 1908, a fianco del vincitore Vincenzo Trucco su Isotta Fraschini, correva come meccanico un giovanissimo emiliano. Si chiamava Alfieri Maserati, il futuro fondatore della casa automobilistica del Tridente.
Il regno di Porsche
Se c’è un costruttore che ha fatto della Targa Florio il proprio palcoscenico prediletto, quello è Porsche. Con 11 vittorie ufficiali conquistate tra gli anni Cinquanta e Settanta, la casa di Stoccarda ha trasformato le Madonie in una fonte di gloria e, letteralmente, in un nome. La Porsche Targa, la celebre auto con il tetto apribile e il roll-bar trasversale, deve il suo nome proprio ai successi siciliani. La prima vittoria arrivò nel 1956 con Umberto Maglioli su Porsche 550 Spyder; l’ultima, nel 1973, con una 911 Carrera RSR.
Dalla gloria alla fine di un’era: 1977
La gara si disputò 61 volte in velocità, praticamente senza soluzione di continuità salvo gli anni delle due guerre mondiali. Solo nel 1957, dopo il drammatico incidente della Mille Miglia, fu trasformata temporaneamente in prova di regolarità per garantirne la sopravvivenza.
Il 15 maggio 1977 segnò la fine di un’epoca. L’Osella-BMW pilotata da Gabriele Ciuti uscì di strada sul rettilineo di Buonfornello, investendo gli spettatori e provocando due morti e tre feriti gravi. La gara venne sospesa, la classifica stilata sui passaggi completati, e la vera Targa Florio in velocità esaurì il proprio ciclo. Era già accaduto qualcosa di simile nel 1926, quando il conte Giulio Masetti perse la vita sulla sua Delage alla 17ª edizione: da quel giorno il numero 13 non sarebbe mai più stato assegnato ad alcuna vettura in competizione, né in Italia né all’estero.
Nel 1978 la corsa fu trasformata nell’omonimo rally, mantenendo la numerazione progressiva e il percorso tra le strade delle Madonie e della provincia di Palermo. Una metamorfosi che ne ha garantito la sopravvivenza fino ai giorni nostri.
Perché la Targa Florio è unica nel panorama mondiale
La Targa Florio non è solo la gara automobilistica più longeva del mondo. È un fenomeno culturale che non ha equivalenti nel motorsport internazionale. La sua unicità risiede nel rapporto viscerale tra la corsa, il territorio e la sua gente. Un legame che nessun’altra competizione motoristica al mondo è riuscita a costruire con la stessa profondità.
Le scritte sui muri dei paesi delle Madonie, ancora oggi visibili, raccontano di una passione tramandata di generazione in generazione. I meccanici e i tifosi locali che nel corso del Novecento aiutavano i piloti lungo il percorso. La Donna Franca Florio e la nobiltà palermitana che affollavano le tribune già nel 1906. Le donne pilota come Maria Antonietta Vanzo ed Elisabetta Junek che gareggiarono con le più grandi scuderie dell’epoca. Tutto questo contribuisce a fare della Targa Florio qualcosa che va ben oltre uno sport.
È, come ha detto Giuseppe Zagami, presidente della Commissione Rally ACI Sport, “storia, passione, identità“: sulle Madonie sono passati i più grandi nomi internazionali dell’automobilismo, e la gara continua a trasmettere emozioni e vibrazioni a migliaia di tifosi sul percorso, esattamente come faceva 120 anni fa.
Come seguire la Targa Florio
La Targa Florio è trasmessa in diretta da ACI Sport TV (canale 228 Sky, canale 52 TivùSat) e da RAI Sport, con copertura delle prove speciali, dello shakedown e della cerimonia di premiazione finale. Per chi vuole vivere la gara dal vivo, i paesi del Circuito delle Madonie, Campofelice di Roccella, Castelbuono, Collesano, Geraci Siculo, Polizzi Generosa e Scillato, offrono punti di visione spettacolari lungo tutto il percorso. Il Museo Targa Florio di Collesano, riconosciuto dall’Automobile Club d’Italia come museo storico, rappresenta invece la destinazione ideale per chi vuole ripercorrere la storia completa della corsa.
Sono passati 120 anni da quando un ragazzo di ventitré anni costruì a proprie spese 400 metri di binari ferroviari per portare il pubblico sulle Madonie. Eppure la Targa Florio non ha perso nulla del suo fascino originario. Cambiano le automobili, da bolidi ruggenti ad auto da rally all’avanguardia, cambiano i format, cambiano i campionati, ma resta immutato il rapporto tra la corsa, la Sicilia e i siciliani.
È questa la sua vera forza: non è soltanto una competizione sportiva, è un rito collettivo, una festa, un pezzo di identità. E finché ci sarà gente che si alzerà all’alba per correre su queste strade tortuose, e altra gente che si sveglierà prima ancora per vederla passare, la Targa Florio sarà sempre, come voleva Vincenzo Florio, una corsa capace di sfidare il tempo.
Photo Credit copertina: Palermo Today



