Il nove volte campione del mondo ha partecipato ai test del nuovo prototipo sviluppato dalla struttura belga, affiancando Teemu Suninen nel programma di preparazione al regolamento WRC27. Le prove su asfalto hanno fornito indicazioni utili in vista dell’omologazione FIA, mentre Loeb esclude una partecipazione al Rallye Monte-Carlo 2027.
Il futuro del Mondiale Rally 2027 prende forma anche attraverso il contributo di uno dei piloti più rappresentativi della sua storia. Sébastien Loeb ha guidato il prototipo WRC27 di Project Rally One, partecipando a una sessione di test sulle strade asfaltate dei Vosgi, in Francia. Un’occasione che ha permesso al nove volte campione del mondo di conoscere la nuova generazione di vetture e alla struttura belga di raccogliere indicazioni preziose per proseguire lo sviluppo.
Le prove si sono svolte nell’arco di due giornate, con Teemu Suninen impegnato giovedì 8 ottobre e Loeb al volante venerdì 9. Le condizioni meteorologiche differenti hanno consentito di valutare il comportamento della vettura sia sul bagnato sia sull’asciutto, ampliando le informazioni disponibili in una fase importante del programma tecnico.
La presenza del francese ha attirato particolare attenzione anche per il significato del progetto. Project Rally One è una delle prime strutture indipendenti impegnate nello sviluppo di una vettura conforme al regolamento WRC27, che dal prossimo anno permetterà anche a preparatori specializzati di realizzare automobili destinate alla categoria principale del campionato.
L’obiettivo è arrivare all’omologazione FIA e costruire le condizioni per il debutto nel Mondiale, con la prospettiva di schierare due vetture già al Rallye Monte-Carlo 2027. Un traguardo ambizioso, ancora subordinato al completamento delle verifiche tecniche e alla definizione del programma sportivo.
La curiosità di Loeb diventa un’opportunità per lo sviluppo
La partecipazione di Sébastien Loeb ai test è nata da una combinazione di circostanze e rapporti già esistenti. Il francese si trovava nella regione dei Vosgi, vicino alla zona scelta per le prove, e conosceva Lionel Hansen, uno dei fondatori del progetto, grazie a una precedente esperienza al volante di una Porsche GT3.
La possibilità di scoprire il comportamento di una vettura costruita secondo le nuove regole ha fatto il resto. Per un pilota che ha attraversato differenti generazioni tecniche del Mondiale, il confronto rappresentava un’occasione interessante per comprendere la direzione intrapresa dalla categoria.
Dopo alcune passate, Loeb ha espresso sensazioni complessivamente positive, pur rilevando una differenza di potenza rispetto alla Ford Fiesta WRC della generazione 2017 che aveva guidato alcuni mesi prima al Rallye des Vosges. Un confronto legato alla propria esperienza personale, che non permette ancora di valutare la competitività assoluta del nuovo prototipo.
Il contributo del nove volte campione del mondo assume comunque un valore importante per gli ingegneri. La sua esperienza su superfici differenti e la capacità di interpretare il comportamento delle vetture possono aiutare a individuare aspetti da approfondire, soprattutto durante una fase nella quale il progetto deve ancora raggiungere la configurazione definitiva.
La sessione non aveva quindi l’obiettivo di cercare un riferimento cronometrico, ma di ampliare la conoscenza della macchina attraverso le osservazioni di piloti con esperienze e sensibilità differenti.
Suninen sul bagnato, Loeb sull’asciutto: due giornate di lavoro nei Vosgi
Il programma ha offerto condizioni particolarmente utili per lo sviluppo, grazie al cambiamento del meteo tra le due giornate.
Teemu Suninen ha affrontato giovedì una sessione caratterizzata dalla pioggia, concentrandosi sulle prime regolazioni della vettura per l’asfalto bagnato. Il lavoro ha permesso di raccogliere informazioni sulla risposta dell’assetto e sul comportamento del prototipo in condizioni di aderenza ridotta.
Venerdì, invece, Loeb ha trovato un contesto più favorevole, con strade prevalentemente asciutte. La differenza ha consentito alla squadra di ampliare le verifiche, confrontando le indicazioni raccolte nelle due situazioni senza limitare l’attività a un’unica configurazione.
Entrambi i piloti hanno fornito riscontri positivi, contribuendo a definire le aree sulle quali proseguire il lavoro. Per una vettura ancora in sviluppo, la possibilità di ricevere valutazioni da professionisti abituati a interpretare condizioni differenti rappresenta un elemento importante nella preparazione dei test successivi.
Il programma coinvolge anche altri nomi conosciuti del rally internazionale, tra cui Stéphane Lefebvre, Freddy Loix e Bruno Thiry. Suninen ricopre inoltre un ruolo di riferimento per lo sviluppo su sterrato, superficie che richiederà verifiche specifiche in vista del debutto nel Mondiale.
Questa distribuzione del lavoro permette di costruire progressivamente una base tecnica più completa, utilizzando esperienze differenti per valutare assetto, risposta meccanica e comportamento della vettura sulle diverse superfici.
Project Rally One, una struttura indipendente nel nuovo regolamento WRC27
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Lionel Hansen, Yves Matton e Prospeed, con l’obiettivo di sviluppare una vettura capace di competere nella categoria principale del Mondiale secondo le nuove disposizioni FIA.
La particolarità riguarda proprio la natura indipendente dell’iniziativa. Il regolamento WRC27 apre infatti la possibilità di omologare automobili da competizione anche a preparatori specializzati, senza richiedere necessariamente il coinvolgimento diretto di un costruttore automobilistico.
Si tratta di un cambiamento significativo per una categoria che negli ultimi anni ha visto una partecipazione limitata di marchi ufficiali. Le nuove norme puntano a contenere i costi e ad ampliare le opportunità di ingresso, mantenendo requisiti tecnici comuni per le vetture destinate al vertice del campionato.
In questo scenario, Project Rally One rappresenta uno dei primi esempi concreti delle possibilità offerte dal nuovo sistema. La struttura belga sta infatti sviluppando una propria automobile, con l’intenzione di renderla disponibile per un programma sportivo internazionale.
Il lavoro è iniziato prima della sessione nei Vosgi. A settembre, durante il Rally4Passion di Huy, in Belgio, la squadra aveva presentato pubblicamente il prototipo, mostrando per la prima volta il risultato delle attività svolte nei mesi precedenti.
In quell’occasione erano già state completate cinque giornate di test e circa 750 chilometri su asfalto, con Bruno Thiry e Stéphane Lefebvre impegnati nelle verifiche iniziali. Le successive prove con Suninen e Loeb hanno quindi ampliato un percorso tecnico già avviato.
L’omologazione FIA è il prossimo passaggio decisivo
Dopo i test nei Vosgi, l’attenzione si concentra sulla preparazione della documentazione necessaria per ottenere l’omologazione.
Project Rally One punta a presentare il dossier tecnico alla FIA entro la fine di ottobre 2026, avviando una fase fondamentale per trasformare il prototipo in una vettura ammessa alle competizioni del Mondiale.
Il processo richiede la verifica della conformità alle disposizioni previste dal nuovo regolamento, un passaggio che coinvolge caratteristiche tecniche, componenti e configurazione complessiva dell’automobile.
L’omologazione rappresenta quindi una condizione essenziale per il debutto, ma non coincide automaticamente con la conferma della partecipazione a una gara. Sarà necessario completare anche la preparazione sportiva e definire le risorse necessarie per affrontare il calendario.
L’obiettivo indicato da Hansen rimane quello di schierare due vetture al Rallye Monte-Carlo 2027, appuntamento inaugurale della nuova stagione. La presenza effettiva dipenderà però dall’avanzamento del progetto e dal completamento delle procedure richieste.
Per la struttura belga, il percorso assume un valore che supera il singolo debutto. Dimostrare la possibilità di sviluppare e omologare una vettura indipendente potrebbe infatti contribuire ad ampliare il panorama dei partecipanti alla categoria principale, uno degli obiettivi alla base del regolamento WRC27.
Loeb esclude Montecarlo, ma resta l’interesse per le nuove vetture
La partecipazione ai test ha inevitabilmente alimentato curiosità su un possibile ritorno di Sébastien Loeb nel Mondiale, soprattutto considerando il legame del francese con il Rallye Monte-Carlo.
Il nove volte campione del mondo ha però chiarito che la sessione nei Vosgi non rappresenta l’inizio di un nuovo programma agonistico. Loeb ha escluso una partecipazione a Montecarlo 2027, mantenendo il proprio contributo nell’ambito di questa esperienza di sviluppo.
Il pilota conserva inoltre un legame professionale con Dacia, elemento che rende necessario distinguere la prova effettuata con Project Rally One da un eventuale impegno sportivo futuro.
La curiosità verso le nuove vetture rimane comunque significativa. Dopo aver attraversato diverse epoche del Mondiale, Loeb ha avuto l’opportunità di confrontarsi direttamente con una delle prime interpretazioni del regolamento che definirà la prossima generazione della categoria.
Per Project Rally One, la sessione rappresenta un ulteriore passaggio nella preparazione tecnica, mentre l’attenzione si sposta ora sull’omologazione e sulla definizione del programma 2027.
Il test nei Vosgi racconta quindi due aspetti del futuro del WRC: da una parte l’interesse di un campione come Loeb per l’evoluzione delle vetture, dall’altra il lavoro di una struttura indipendente che punta a entrare nella massima categoria del rally internazionale.
La competitività del prototipo dovrà essere verificata attraverso le prossime prove e il confronto diretto con gli avversari. Intanto, Project Rally One prosegue il proprio percorso verso un obiettivo preciso: trasformare il lavoro di sviluppo in una presenza concreta nel Mondiale 2027.







