Il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, ha indicato il 2030 come l’anno in cui la Formula 1 abbandonerà le attuali power unit ibride per tornare ai motori V8. Lo ha fatto martedì 13 ottobre a Kigali, nel corso della presentazione del Gran Premio del Ruanda, e subito la notizia ha fatto il giro del paddock. Ma tra annuncio e regolamento c’è ancora una distanza, e non è piccola.
Le parole di Ben Sulayem
Accanto al CEO della F1, Stefano Domenicali, e al presidente del Ruanda, Paul Kagame, il numero uno della FIA ha dichiarato che il lancio del nuovo V8 avverrà nel 2030 e che il Ruanda avrà quel motore già nella sua prima gara. Ha parlato di costi di sviluppo e produzione ridotti almeno della metà, di vetture più leggere di circa 80 chili e di un motore che offra “suono, non rumore”. Ha aggiunto di poter contare sul sostegno della F1 e dei costruttori, e che la scelta del 2030 anziché del 2031 non è una questione di maturità tecnica.

Il tempismo, a ben vedere, è studiato: il regolamento in vigore dal 2026 era stato concepito per durare fino al 2030, con un nuovo ciclo dal 2031. Per questo l’annuncio anticipa di un anno la data che la FIA aveva sempre indicato.
Mancano ancora le conferme definitive, per ora la data resta incerta
Il nodo della questione è nel regolamento. Già a maggio, a Miami, Ben Sulayem aveva spiegato che dal 2031 la FIA può imporre le nuove regole senza il voto dei costruttori. Per partire in Formula 1 con il V8 nel 2030 serve invece la maggioranza qualificata di quattro costruttori su sei: Mercedes, Ferrari, Honda, Red Bull, Audi e General Motors, quest’ultima come futuro fornitore con Cadillac. All’epoca il presidente aveva ammesso che quel consenso non era garantito, e che in caso contrario l’introduzione sarebbe slittata di dodici mesi.
A Kigali ha assicurato di avere il sostegno necessario. Ma finora non c’è alcuna intesa annunciata da FIA, Formula 1 e costruttori. Secondo F1-News.eu, lo stesso Ben Sulayem avrebbe riconosciuto di aver forse anticipato qualcosa che non avrebbe ancora dovuto rendere pubblico. Alcune testate hanno quindi parlato di “ufficialità”, ma l’unica cosa certa è l’intenzione del presidente a raggiungere l’obiettivo.
Il motore del futuro e le critiche al 2026
L’uscita di Ben Sulayem arriva dopo mesi di critiche al regolamento 2026, accusato di dare troppo peso alla parte elettrica e di svuotare la batteria in pieno rettilineo. Per questo la FIA ha già deciso interventi per il 2027: più peso al motore termico e meno potenza elettrica. L’obiettivo dichiarato è restituire centralità ai piloti e migliorare lo spettacolo, in un campionato in cui, secondo diverse analisi, solo la Mercedes ha trovato con facilità la quadra della nuova tecnica.

Sul motore del futuro, invece, le informazioni confermate sono poche. Ben Sulayem ha parlato di “minima elettrificazione”, di carburanti sostenibili, di semplicità e leggerezza. L’idea del V10, spinta in passato, è stata abbandonata perché i costruttori l’avevano respinta, mentre l’otto cilindri conserva un legame con le auto di serie di marchi come Ferrari, Mercedes, Audi e Cadillac. Il V8 è del resto un ritorno al passato: l’ultima era dei motori a otto cilindri in F1 va dal 2006 al 2013.
Le questioni ancora da sciogliere
Restano da sciogliere almeno tre punti. Il primo è il voto dei costruttori, in particolare di quelli che hanno investito miliardi nelle unità attuali, come Audi e Honda. Il secondo è la tabella di marcia: sviluppare un motore nuovo in quattro anni è ambizioso, e un anno in meno di preparazione può pesare. Il terzo è quanto costerà davvero il passaggio per i team e per chi ha già messo a punto le fabbriche. Per ora, l’annuncio a Kigali va letto come una dichiarazione di intenti molto forte, e non come una decisione presa. Il vero banco di prova arriverà nei prossimi mesi, quando i costruttori dovranno schierarsi sul tavolo tecnico.







