Dai primi camion alimentati a metano liquido alla flotta full electric, fino a intelligenza artificiale, blockchain e sistemi destinati alla guida autonoma. LC3 Trasporti continua a investire nell’innovazione e, dopo l’acquisizione di Vignali, prepara una nuova fase di sviluppo sui mercati italiani ed europei.
C’è un filo che parte da Gubbio e raggiunge oggi alcuni dei principali snodi della logistica italiana ed europea. È quello costruito da LC3 Trasporti, realtà nata nel 2009 e cresciuta in poco più di quindici anni fino a superare i mille addetti, sviluppando attività nel trasporto a temperatura controllata, nella movimentazione dei container e nelle soluzioni dedicate alla mobilità sostenibile delle merci.
La crescita dell’azienda non si è limitata all’aumento dei mezzi e delle rotte. Una parte importante del percorso di LC3 è stata costruita cercando di anticipare l’evoluzione tecnologica del trasporto pesante, intervenendo su alimentazioni alternative, refrigerazione, digitalizzazione e gestione dei flussi.
Il primo passaggio decisivo risale ai primi anni Dieci. Nel 2011 LC3 avviò il confronto con IVECO sullo sviluppo di motorizzazioni a metano liquido destinate ai mezzi pesanti. Nel 2012 presentò il progetto per il primo distributore italiano di LNG, poi realizzato a Piacenza da Eni nel 2014. Nello stesso anno l’azienda mise in strada i primi cinque veicoli alimentati a gas naturale liquefatto.
Una scelta maturata quando in Italia mancava ancora una vera rete dedicata e che negli anni successivi sarebbe diventata uno degli elementi più riconoscibili della strategia LC3.
Dall’LNG all’elettrico, una transizione iniziata in anticipo
Nel 2015 la flotta si arricchì di altri 35 mezzi e LC3 entrò nel progetto europeo Blue Corridor, dedicato allo sviluppo del gas naturale liquefatto nel trasporto pesante. Tre anni più tardi, a Piacenza, venne inaugurata una stazione aziendale per il rifornimento di LNG e azoto liquido.
Il polo emiliano è diventato progressivamente uno degli snodi strategici dell’organizzazione. La sua posizione permette infatti di collegare le attività aziendali alle principali direttrici logistiche del Nord Italia e ai grandi porti, sostenendo anche il trasporto dei container.
La ricerca di soluzioni alternative è proseguita nel tempo. Nel 2019 è arrivato RevolutioN2, semirimorchio refrigerato ad azoto liquido progettato per ottenere una refrigerazione a zero emissioni. Nel 2020 sono entrati in flotta i primi mezzi alimentati a biometano ed è stata introdotta una cisterna criogenica per l’approvvigionamento dell’LNG.
Oggi la transizione coinvolge direttamente anche l’elettrico.
LC3 dichiara una flotta di 30 veicoli 100% elettrici, utilizzati anche sulle linee a lungo raggio. Complessivamente, considerando mezzi di proprietà e subvettori in esclusiva, l’attività coinvolge circa mille unità.
I soli mezzi aziendali percorrono ogni anno oltre 26 milioni di chilometri, attraverso circa 110 mila viaggi. Numeri che mostrano quanto l’innovazione, quando applicata alla logistica, debba confrontarsi con una scala operativa molto diversa rispetto alla semplice sperimentazione.
Ridurre consumi ed emissioni significa infatti mantenere contemporaneamente puntualità, sicurezza delle merci e continuità del servizio.
Un centro di controllo 24 ore su 24 tra AI e blockchain
La prossima trasformazione non riguarda soltanto ciò che alimenta i camion. Sempre più importante diventa anche la quantità di informazioni prodotte durante ogni viaggio e la capacità di utilizzarle per rendere la rete più efficiente.
LC3 ha deliberato la realizzazione di un centro di controllo unico, operativo 24 ore su 24, dal quale monitorare in tempo reale il traffico e i mezzi digitalizzati presenti sul territorio nazionale.
Un’infrastruttura pensata per coordinare un sistema nel quale ogni tratta deve essere controllata e ottimizzata, soprattutto quando le merci richiedono il rispetto di condizioni precise durante l’intero viaggio.
Su questo fronte l’azienda sta sperimentando anche un sistema satellitare destinato a certificare posizione e temperatura dei mezzi.
L’obiettivo è registrare i dati della temperatura chilometro dopo chilometro e inserirli all’interno di una catena blockchain, utilizzando una scheda satellitare per garantirne certezza e immodificabilità. La presentazione della tecnologia è prevista a partire da gennaio 2027.
Per il trasporto refrigerato, la possibilità di certificare ciò che accade alla merce durante il viaggio può assumere un valore particolarmente importante. La catena del freddo non riguarda infatti soltanto il raggiungimento della destinazione, ma il mantenimento delle condizioni previste lungo l’intero percorso.
A questa infrastruttura digitale è destinata ad affiancarsi anche l’intelligenza artificiale. LC3 prevede di utilizzarla per razionalizzare i percorsi e migliorare la gestione dei viaggi, intervenendo su tempi, distanze e organizzazione della flotta.
Telecamere e milioni di chilometri per preparare la guida autonoma
Lo sguardo dell’azienda si spinge però ancora più avanti.
LC3 sta già lavorando alla raccolta di dati utili allo sviluppo futuro della guida autonoma applicata ai veicoli pesanti. Alcuni mezzi sono stati equipaggiati con telecamere e sensori, registrando milioni di chilometri percorsi.
Non significa che il camion senza conducente sia pronto a entrare immediatamente nella normale attività dell’azienda. Il lavoro riguarda piuttosto la costruzione di una base di dati e conoscenze sulla quale potranno svilupparsi applicazioni future.
Parallelamente continuano interventi più immediati sulla riduzione dei consumi.
LC3 ha introdotto semirimorchi dotati di pannelli solari nella parte superiore, utilizzati per alimentare i gruppi frigoriferi. L’azienda sta inoltre studiando l’integrazione di batterie in grado di assistere la spinta del trattore e ridurre ulteriormente il fabbisogno energetico.
È una strategia che mostra come il futuro del trasporto pesante difficilmente dipenderà da una singola soluzione. Elettrificazione, combustibili alternativi, gestione intelligente dei percorsi, recupero dell’energia e automazione possono diventare parti differenti dello stesso processo.
Vignali e Belsi ampliano la dimensione del gruppo
Alla trasformazione tecnologica si affianca quella industriale.
Nel maggio 2026 LC3 ha perfezionato l’acquisizione di Vignali Logistic Service Provider, realtà specializzata nella logistica agroalimentare e nel trasporto a temperatura controllata. L’operazione ha compreso anche Sasu Vignali France, con sede a Perpignan, rafforzando la presenza del gruppo sulle direttrici internazionali legate al fresco.
Vignali porta con sé circa 250 dipendenti e 250 mezzi, oltre a competenze costruite in un settore nel quale gestione della temperatura, puntualità e organizzazione dei flussi assumono un peso determinante.
L’integrazione di Trasporti Belsi ha ampliato invece l’attività nei principali scali marittimi nazionali, con una presenza che comprende Genova, Salerno, Napoli e Livorno.
La combinazione delle diverse attività permette a LC3 di allargare progressivamente il proprio raggio d’azione.
Secondo le prospettive indicate dall’azienda, a completo regime il gruppo punta a superare i 200 milioni di euro di fatturato nel 2027. Le rotte coprono già l’intero territorio nazionale e raggiungono Malta, Regno Unito, Francia, Svezia e Danimarca. Tra le possibilità di ulteriore espansione vengono valutate anche Marocco e Turchia.
La rete operativa comprende depositi e filiali distribuiti in Italia e una presenza che si estende in diversi mercati europei. Gli addetti sono oltre mille e circa 300 sono autisti, una componente essenziale per sostenere la crescita di un’attività ancora fortemente legata al trasporto su strada.
Dietro la tecnologia restano le persone
La digitalizzazione della logistica non elimina infatti il ruolo delle persone. Al contrario, l’aumento della complessità tecnologica richiede nuove competenze e una capacità sempre maggiore di integrare uomini, mezzi e sistemi.
Tra gli autisti LC3 c’è Adriana Barbasu, entrata in azienda nel 2024 dopo un percorso professionale completamente differente. Dopo aver lavorato nell’organizzazione di eventi e aver gestito un bar, ha deciso di conseguire le patenti C, CE e CQC e intraprendere la professione di camionista.
Oggi guida uno dei mezzi full electric della flotta.
Il passaggio dai camion con motore termico all’elettrico ha richiesto anche un cambiamento nell’approccio quotidiano. Autonomia, ricariche e comportamento della batteria nelle differenti condizioni climatiche sono diventati nuovi elementi da imparare a gestire. Con l’esperienza, racconta Barbasu, i timori iniziali hanno lasciato spazio a una guida percepita come più fluida e silenziosa.
La sua giornata può iniziare all’una di notte, con partenza alle due e una prima consegna a Brescia. Successivamente il lavoro prosegue con il rientro, l’aggancio del container, una ricarica e il viaggio verso il porto di Genova. Un turno può raggiungere circa dodici ore.
È la dimensione concreta di un settore che parla sempre più di algoritmi, batterie e automazione, ma che continua a dipendere dalla professionalità di chi ogni giorno percorre le strade.
Da Gubbio una nuova fase per LC3
Il prossimo passaggio sarà anche fisico. Il 12 dicembre 2026 LC3 inaugurerà la nuova sede di Gubbio, in via dell’Arboreto, progettata con particolare attenzione all’efficienza ambientale.
La nuova struttura arriva in un momento nel quale l’azienda sta cambiando contemporaneamente dimensione, tecnologie e geografia delle proprie attività.
Da una parte ci sono l’acquisizione di Vignali, l’integrazione di nuove attività e l’espansione internazionale. Dall’altra ci sono camion elettrici, sistemi satellitari, blockchain, intelligenza artificiale e sperimentazioni che guardano alla guida autonoma.
Sono percorsi differenti, ma collegati dalla stessa necessità: rendere una rete sempre più grande anche più efficiente e controllabile.
LC3 era partita dall’LNG quando l’infrastruttura italiana era ancora agli inizi. Oggi prova ad anticipare un’altra trasformazione, nella quale il camion non sarà soltanto un mezzo di trasporto, ma un elemento connesso di una rete capace di produrre dati, comunicare e ottimizzare continuamente il proprio funzionamento.
La sfida sarà trasformare queste tecnologie in vantaggi reali lungo milioni di chilometri percorsi ogni anno. Perché nella logistica l’innovazione acquista valore soltanto quando riesce a diventare operatività quotidiana: meno consumi, maggiore controllo, puntualità e un servizio capace di accompagnare le merci lungo reti sempre più estese.











